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fotografo Perelli facebook
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unopercento tattoo Una giovane maestra e' in piedi di fronte alla lavagna. Suda. Fa caldo. C'e' giusto una leggera  brezza che si infila dalle finestre aperte di quella luminosa classe. La giovane donna insiste su quella superficie liscia coi tipici tratti incomprensibili della matematica. Gli alunni, elementari o medie, tanto fa lo stesso, sono tutti molto attenti, precisi ed ordinati. La maestra va avanti con quell'incomprensibile geroglifico. Poi si blocca. Sbuffa. Chiama qualcuno, sempre il solito, seduto nelle ultimissime file. Lo rimprovera ad alta voce. Il nanetto sta scarabbocchiando qualcosa su un pezzo di carta. E' cosi preso che quasi non si accorge di nulla. Non e' la prima volta che lo scopre piegato su quei foglietti a far chissa' che cosa. E' decisa a saperne di piu' e cosi lo punta e gli va incontro. Con pudore, ma senza paura, quel nanetto riesce, giusto in tempo per sottrarlo alle mani nemiche, a trasformare il pezzo di carta in uno splendido esemplare di aeroplanino. Ecco l'ultimo ritocco da perfezionista e il decollo e' immediato fuori dalla finestra col disappunto della maestra ancora una volta anticipata. Il bambino sorride dolce e ingenuo. La classe rumoreggia divertita. E quel brusio diventa rumore di turbina. Turbina di quell'apparecchio di carta che ora, diventato Jumbo, sguazza fiero ad alta quota tra le nuvole. Dentro, i soliti passeggeri consumano il piatto che gli spetta col biglietto. Una hostess ed uno steward cercano gentilmente di accontentare tutte le richieste. Riconosciamo un sorriso. E' quello del bambino ormai adulto impacchettato nell'impeccabile divisa. C'e' una targhetta con il nome. Lo leggiamo, e' Franceso. Sorride. Ora il suo volto e' molto piu' serio. Immerso nei pensieri attraversa distratto un fiume di gente che passeggia umida per i vicoli di Soho a Londra. Con decisione imbocca una porticina stretta stretta. Siamo in uno studio di tatuaggi. Un monolocale in cui un vecchio panzone pieno di storia sta pungolando il cliente di turno. Il suo sguardo e' freddo, mentre meccanicamente fa quello che deve fare. Con un cenno del labbro saluta infastidito Francesco. Un assistente gli va incontro. I due si salutano, poi parlano. L'assistente gli porge un book e Francesco lo va sfogliare sedendosi proprio accanto all'antico maestro. Si mette a studiare quelle mani in maniera maniacale. Ogni piccola mossa ha il suo perche'. Le vaschette col colore, la pezzetta umida. Il suono della macchinetta che gira lo inebria. Ormai ha perso ogni controllo e guarda sfacciato al punto che il vecchio se ne accorge e lo fulmina con gli occhi. Francesco torna a far finta di sfogliare il book alla ricerca del suo pezzo. Poi il richiamo e' troppo forte e torna a "spiare". Allora il maestro istintivamente cambia posizione giusto per proteggersi col corpo da quegli occhi torturatori. Implacabile si fa sotto l'assistente che gli rivolge delle domande. Francesco scuote la testa in segno di diniego. Vuole guardare ancora altri flash. Arriva un altro book. E le sue mani sfogliano, sfogliano e ancora sfogliano. Con calma e con cautela. Con grandissima attenzione. Mentre i suoi occhi e la sua mente sono tutte per quel mezzo meccanico che sapientemente solca un segno indelebile. Alba. Poca gente stanca ondeggia per gli stessi vicoli di Soho. Qualcuno sta aprendo le prime saracinesche dei negozi. Francesco, solo, e' gia' in piedi davanti allo studio chiaramente ancora chiuso. E' paziente e deciso. Sa aspettare quello scorbutico vecchione. Francesco e' in divisa sul solito aereo. Questa volta e' seduto da normale passeggero. Sorseggia sereno la sua birra. Si guarda intorno col fare di chi non si fida. Il suo vicino di posto dorme profondamente. Incrocia lo sguardo di un omone che abbassa gli occhi per primo. Le sue mani lavorano alla ricerca di qualcosa nella tasca. Finalmente tira fuori un oggetto mettallico vagamente luccicante. E' la sua prima macchinetta. La stringe con vigore. La ama. Sul suo volto un sorriso soddisfatto. Sardegna. Estate. La spiaggia non e' piu' affollata mentre il bagnino si fa aiutare a rimettere in ordine. Le mamme e i bambini sono gia' di ritorno a quest'ora del pomeriggio. Siamo quasi al tramonto e la luce e' bellissima. Una fila di persone attende curiosa ed ansiosa il proprio turno. Qualcuno sfoglia delle fotocopie di flash senza capire bene che cosa ha in mano. Su una sedia di vimini una tela di pelle viva si sta facendo riempire d'arte. C'e' Francesco seduto sullo sgabello. Guanti in lattice e sguardo fiero ed attento. La sua macchinetta romba che e' un piacere. Solo, coi suoi occhi finalmente pieni di gioia. Milano. Inverno. Freddo. Un uomo dalla stazza pesante e di poche parole mostra a Francesco l'angolo con la sedia che gli ha riservato nel suo studio. Francesco e' rispettoso e pieno di gratitudine verso quell'omone che gli sta dando la possibilita' di sognare da sveglio. Meticolosamente si aggiusta le sue cose. Saldatore alla mano manteca gli aghi come uno chef di grande livello. Di tanto in tanto si ferma per guardare quell'uomo al lavoro. Gli si avvicina incuriosito. L'uomo lo guarda severo ma Francesco non se ne accorge. Lui osserva, osserva e ancora osserva. Roma. 04.30 del mattino. Testaccio. Francesco e' ancora rintanato nella sua casa sull'albero. Non sa che ore sono. Se fa caldo o freddo. Se le cose vanno avanti o indietro. Non e' importante. Sa solo che deve assolutamente finire quel pezzo che non ricorda neanche quando ha iniziato. Deve e basta. Solo. Domani non sara' piu' la stessa cosa pertanto, testa bassa e lavoro di precisione, con un'attenzione quasi maniacale per l'igene. Con amore, devozione. Solo. Illuminato. Il cliente dovra' stringere i denti ancora per un po', ma ne vale davvero la pena. E la macchinetta freme a pieni giri. Guida sicuro, Francesco, con la mano morbida come il velluto. Deciso, veggente. Seguendo il ritmo della musica immancabile, irrinunciabile. Ancora colpi finali ma elegantissimi con il Magnum. Il pifferaio magico sa perfettamente dove andare. Pausa. Sigaretta. Solo. L'occhio osserva attentamente. La musica riempie. Studia meticolosamente tratto, linee, l'adorata sfumatura. Una parola di conforto per il cliente sofferente. Ci siamo. Manca poco. Osserva. Sfiora con le mani l'impalpabile ed eterna figura. Solo. Interpreta. Cambia angolazione. Fuma. La sua creatura. Solo. Una pausa. Finalmente sorride. Come ha sempre saputo fare. Solo. Torna coi piedi su questa terra che abita casualmente. Fuma. Si distende. E' pronto per la colazione, per il pranzo o non so che cosa. Non se lo ricorda. Ma ho mangiato oggi a pranzo? Ma che ore sono?  Ritorna uomo, Francesco. Solo tra cento.  Uno  tra cento.   1 %.