SOLO TRA CENTO, UNO TRA CENTO

FRANCESCO CINTI PIREDDA

incompreso, apprezzato, ritardatario, lento, veloce, carnefice, vittima, scorbutico, paziente, complice, gentile, panzone, a dieta, pelato, creativo, fumatore, allegro, originale, rompicoglioni, simpatico, pesante, aggraziato, stronzo, gentiluomo, razionale, folle, phatos dipendente, geniale...

“ROMA. 04.30 del mattino. testaccio. francesco e’ ancora rintanato nella sua casa sull’albero. non sa che ore sono. se fa caldo o freddo. se le cose vanno avanti o indietro. non è importante. sa solo che deve assolutamente finire quel pezzo che non ricorda neanche quando ha iniziato. deve e basta. solo.”

ABOUT US

piccole istantanee di tutto ciò, e di tutti coloro, che ruotano attorno
al mondo unopercento

ABOUT ME, SCRITTO DA VALERIO B.

una giovane maestra è in piedi di fronte alla lavagna. suda. fa caldo. c’è giusto una leggera brezza che si infila dalle finestre aperte di quella luminosa classe. la giovane donna insiste su quella superficie liscia coi tipici tratti incomprensibili della matematica. gli alunni, elementari o medie, tanto fa lo stesso, sono tutti molto attenti, precisi ed ordinati. la maestra va avanti con quell’incomprensibile geroglifico. poi si blocca. sbuffa. chiama qualcuno, sempre il solito, seduto nelle ultimissime file. lo rimprovera ad alta voce. il nanetto sta scarabocchiando qualcosa su un pezzo di carta. è cosi preso che quasi non si accorge di nulla. non è la prima volta che lo scopre piegato su quei foglietti a far chissà che cosa. è decisa a saperne di più e cosi lo punta e gli va incontro. con pudore, ma senza paura, quel nanetto riesce, giusto in tempo per sottrarlo alle mani nemiche, a trasformare il pezzo di carta in uno splendido esemplare di aeroplanino. ecco l’ultimo ritocco da perfezionista e il decollo è immediato fuori dalla finestra col disappunto della maestra ancora una volta anticipata. il bambino sorride dolce e ingenuo. la classe rumoreggia divertita. e quel brusio diventa rumore di turbina. turbina di quell’apparecchio di carta che ora, diventato jumbo, sguazza fiero ad alta quota tra le nuvole. dentro, i soliti passeggeri consumano il piatto che gli spetta col biglietto. una hostess ed uno steward cercano gentilmente di accontentare tutte le richieste. riconosciamo un sorriso. è quello del bambino ormai adulto impacchettato nell’impeccabile divisa. c’è una targhetta con il nome. lo leggiamo, è francesco. sorride. ora il suo volto è molto più serio. immerso nei pensieri attraversa distratto un fiume di gente che passeggia umida per i vicoli di soho a londra. con decisione imbocca una porticina stretta stretta. siamo in uno studio di tatuaggi. un monolocale in cui un vecchio panzone pieno di storia sta pungolando il cliente di turno. Il suo sguardo è freddo, mentre meccanicamente fa quello che deve fare. con un cenno del labbro saluta infastidito francesco. un assistente gli va incontro. i due si salutano, poi parlano. l’assistente gli porge un book e francesco lo va sfogliare sedendosi proprio accanto all’antico maestro. si mette a studiare quelle mani in maniera maniacale. ogni piccola mossa ha il suo perchè. le vaschette col colore, la pezzetta umida. il suono della macchinetta che gira lo inebria. ormai ha perso ogni controllo e guarda sfacciato al punto che il vecchio se ne accorge e lo fulmina con gli occhi. francesco torna a far finta di sfogliare il book alla ricerca del suo pezzo. poi il richiamo è troppo forte e torna a “spiare”. allora il maestro istintivamente cambia posizione giusto per proteggersi col corpo da quegli occhi torturatori. implacabile si fa sotto l’assistente che gli rivolge delle domande. francesco scuote la testa in segno di diniego. vuole guardare ancora altri flash. arriva un altro book. e le sue mani sfogliano, sfogliano e ancora sfogliano. con calma e con cautela. con grandissima attenzione. mentre i suoi occhi e la sua mente sono tutte per quel mezzo meccanico che sapientemente solca un segno indelebile. alba. poca gente stanca ondeggia per gli stessi vicoli di soho. qualcuno sta aprendo le prime saracinesche dei negozi. francesco, solo, e’ gia’ in piedi davanti allo studio chiaramente ancora chiuso. è paziente e deciso. sa aspettare quello scorbutico vecchione. francesco è in divisa sul solito aereo. questa volta e’ seduto da normale passeggero. sorseggia sereno la sua birra. si guarda intorno col fare di chi non si fida. il suo vicino di posto dorme profondamente. incrocia lo sguardo di un omone che abbassa gli occhi per primo. le sue mani lavorano alla ricerca di qualcosa nella tasca. finalmente tira fuori un oggetto metallico vagamente luccicante. è la sua prima macchinetta. la stringe con vigore. la ama. sul suo volto un sorriso soddisfatto. sardegna. estate. la spiaggia non è più affollata mentre il bagnino si fa aiutare a rimettere in ordine. le mamme e i bambini sono già di ritorno a quest’ora del pomeriggio. siamo quasi al tramonto e la luce è bellissima. una fila di persone attende curiosa ed ansiosa il proprio turno. qualcuno sfoglia delle fotocopie di flash senza capire bene che cosa ha in mano. su una sedia di vimini una tela di pelle viva si sta facendo riempire d’arte. c’è francesco seduto sullo sgabello. guanti in lattice e sguardo fiero ed attento. la sua macchinetta romba che è un piacere. solo, coi suoi occhi finalmente pieni di gioia. milano. inverno. freddo. un uomo dalla stazza pesante e di poche parole mostra a francesco l’angolo con la sedia che gli ha riservato nel suo studio. francesco è rispettoso e pieno di gratitudine verso quell’omone che gli sta dando la possibilità di sognare da sveglio. meticolosamente si aggiusta le sue cose. saldatore alla mano manteca gli aghi come uno chef di grande livello. di tanto in tanto si ferma per guardare quell’uomo al lavoro. gli si avvicina incuriosito. l’uomo lo guarda severo ma francesco non se ne accorge. lui osserva, osserva e ancora osserva. roma. 04.30 del mattino. testaccio. francesco è ancora rintanato nella sua casa sull’albero. non sa che ore sono. se fa caldo o freddo. se le cose vanno avanti o indietro. non è importante. sa solo che deve assolutamente finire quel pezzo che non ricorda neanche quando ha iniziato. deve e basta. dolo. domani non sarà più la stessa cosa pertanto, testa bassa e lavoro di precisione, con un’attenzione quasi maniacale per l’igiene. con amore, devozione. solo. illuminato. il cliente dovrà stringere i denti ancora per un pò, ma ne vale davvero la pena. e la macchinetta freme a pieni giri. guida sicuro, francesco, con la mano morbida come il velluto. deciso, veggente. seguendo il ritmo della musica immancabile, irrinunciabile. ancora colpi finali ma elegantissimi con il magnum. il pifferaio magico sa perfettamente dove andare. pausa. sigaretta. solo. l’occhio osserva attentamente. la musica riempie. studia meticolosamente tratto, linee, l’adorata sfumatura. una parola di conforto per il cliente sofferente. ci siamo. manca poco. osserva. sfiora con le mani l’impalpabile ed eterna figura. solo. interpreta. cambia angolazione. fuma. la sua creatura. solo. una pausa. finalmente sorride. come ha sempre saputo fare. solo. torna coi piedi su questa terra che abita casualmente. fuma. si distende. è pronto per la colazione, per il pranzo o non so che cosa. non se lo ricorda. ma ho mangiato oggi a pranzo? ma che ore sono? ritorna uomo, francesco. solo tra cento. uno tra cento. 1 %.

 

testo di valerio b.

a young teacher is standing in front of the blackboard. she sweats. it’s hot. there’s just a light breeze coming in from the window of the bright classroom.the young woman insists on the smooth surface full of incomprehensive math signs. the students, primary or secondary, it’s the same, they are all paying attention, they are careful and neat. the teacher goes on with the incomprehensible hieroglyphics. suddently she stops. she calls somebody who, as always, is sitting at the end of the class. she tells him off loudly. the kid is drawing something on a little piece of paper. he’s so in it that nearly doesn’t realize what’s going on. it’s not the first time she finds him on those papers, doing who knows what. she is resolute to know more so she walks up to him. modestly, but fearless, the dwarf manages, just in time, to save it from the enemie’s hands and to transform the paper into a perfect little airplane. the last perfectionist retouch and the airplane takes off outside the window with big disappointment of the once again anticipated teacher. the kid smiles sweet and ingenuous. the class becomes noisy. and that murmuring becomes the noise of  a jet. the paper plane’s jet that, become a jumbo, is now proudly flying with hight altitude clouds. inside the usual passengers are having their usual meal. an hostess and a stewart are trying to answer kindly at all requests. we recognize a smile. it’s the smile of that kid, now adult, packed into a small uniform. he has a plate with his name. we read it, it is Francesco. he is smiling. his face is more serious now. deeply in his thoughts he’s crossing the river of damp people walking through Soho lanes in London. firmly he gets in a narrow door. we are in a tattoo studio. a little one-room flat. here a full of history old fat man is spurring on the customer in turn. his look is cold while he automatically does what he has to. with a weary lip movement he points to Francesco. an attendant goes towards him. they say hello and shortly talk. the attendant gives Francesco a book and he goes and sits just next the ancient maestro. Francesco starts studying those hands in a nearly maniacal way. every movement has reasons. the colours tabs, the damp cloth. the running tattoo gun noise excite him. he has fully lost control and stares shameless until the teacher doesn’t feel it and strike him with a look. Francesco gets back pretending to look for his pattern on the book, but curiosity is too strong and he starts spying once again. the old man slightly moves just to hide his work from those torturing eyes. once again the attendand comes to Francesco asking few things. Francesco moves his head meaning no. he still wants to look at other flashes. another book arrives. his hand keeps and keeps on turnig pages. with caution and no rush. with great attention. while his eyes and mind are all on the machine that leaves and permanent mark. dawn. few tired people are swaying through the same Soho lanes. someone is starting to oper the shops. alone, Francesco is already standing in front of the obviously shut down studio. he is patient and resolute. he knows how to wait for the unpleasant old man. Francesco is in his uniform on the usual plane. this time he’s sitting as a normal passenger. he’s calmly sipping his beer. he takes a look around like someone who doens’t trust anybody. the person sitting next to him is spleeping deeply. he meets the eyes of a fat man that immediately lowers his. his hands move looking for something in his pockets. at last he pulls out a metallic object slightly glittering. his first tattoo gun. he hugs it in his hand. he loves it. a fully satisfied smile gets on his face. summer. the beach is no longer full while a man is tiding up.at this time of the afternoon mums and kids have already gone bacl. it’s nearly the sunset. and the light is lovely. a crowd of people is calmly waiting their turn. someone is looking at some flashes without understanding what’s in front of his eyes. on a vimini chair a live skin cloth is getting filled with art. there’s Francesco sitting on a stool. rubber gloves and a proud and firm look. his gun is roaring with pleasure. alone, with his eyes full of happiness at last. Milano. winter. cold. a heavy and few words man is showing Francesco the corner and the chair he reserved him in the studio. Francesco is thankful to that big man who’s giving him the possibility to dream with eyes wide open. meticolously he orders his tools. with the welder in his hand he is building his needles as if he was a high level chef. every once and again he stops looking at the man working. he gets closer to him. the man severely look at him but Francesco doesn’t notice it. he observes, observes and observes even more. Roma. 04.30 in the morning. Francesco is still in his tree house. he doesn’t know what time is it. if it’s hot or cold outside. if things go ahead or backwards. it’s not important. he only knows he has to end that work he doesn’t even remember when started. he has to, and nothing else. alone. tomorrow it won’t be the same thing, so lower the head for a precision work. with a nearly maniacal attention to hygiene. with love. devotion. alone. enlightened. the customer will have to clench this teeth for a little longer. and the machine goes powerful crazy. he drives sure with a velvet soft hand. firm. seer. following the rhythm of the always playing music, indispensable. the last and elegant touch with the Magnum. the magic fifer knows perfectly where to go. break. cigarette. alone. the eyes carefully examine. the music fills. meticolously he studies the stroke, lines and the loved shading. a comforting word to the suffering customer. that’s it. nearly there. he observes. he touchs with the fingers the intangible and eternal sign. alone. he changes angle. smokes. his creature. alone. a break. at last he smile. as he always knows how. alone. he gets back on with his feet on the world he accidentally lives. he smokes. relaxes. he is ready for breakfast, lunch or doesn’t know what. he doens’t remember. did I have lunch? what time is it? come back man, Francesco. alone among a hundred. one among one hundred. 1%

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